DriveEn. Il futuro è senza catena?

Nell’estate del 2018 l’azienda danese Ceramicspeed ha presentato DriveEn, un sistema di pedalata che fa a meno della tradizionale catena e del deragliatore. Sembrava dover segnare il passaggio ad una nuova epoca, subito premiato ad Eurobike 2018 con l’ambito riconoscimento all’Innovazione e ricevendo apprezzamenti e grande interesse da parte di un po’ tutti gli addetti al lavoro. Ma come tutti i grandi cambiamenti (o presunti tali) la strada è spesso tortuosa ed è difficile interpretare, ad oggi, quale futuro attenda questa innovazione.
Facciamo un breve passo indietro. Ceramicspeed è un produttore di cuscinetti di altissima qualità, utilizzati dapprima nei pattini a rotelle e poi, con l’espansione dell’attività, in svariate applicazioni industriali e, ad oggi, il leader del mercato per quello che riguarda il “friction reduction” nel mondo del ciclismo. I suoi cuscinetti nel movimento centrale, mozzi, pulegge oversize del deragliatore posteriore e la catena a basso attrito sono diventati un “must have”nelle bici di altissima gamma.

      
Proprio l’esperienza in questo settore, ha permesso agli ingegneri dell’azienda di brevettare un nuovo sistema che ha l’ambizione di segnare un nuovo approdo tecnologico e modificare abitudini del ciclista e aspetto della bici.
Come funziona di preciso il sistema DriveEn? Come è possibile notare dalle immagini, è composto da un albero con una serie di cuscinetti ceramici alle estremità. Il moto proveniente dai pedali viene trasferito grazie a tredici ingranaggi disposti in piano e che vanno a sostituire l’abituale cassetta pignoni.

     

Se vi state chiedendo quale sarebbe il principale beneficio di tale innovazione, la risposta (dell’azienda danese) è l’attrito.
Secondo i test di Ceramicspeed, con DriveEn si ha una riduzione di quasi il 50% dell’attrito, reso possibile dal fatto che il nuovo sistema ha solo due punti di contatto con la catena, a differenza degli otto punti tradizionai. La ruota si muove con più facilità e, almeno in teoria, con più velocità. C’è un altro aspetto che i produttori ci segnalano con una certa insistenza: il peso. E in effetti non hanno tutti i torti, essendo un fattore chiave e a cui si fa grande attenzione nel ciclismo moderno. L’assenza della catena, significa un significativo numero di grammi in meno da trascinarsi dietro, con evidenti ricadute anche su quelli che sono i tempi di gara.
Infine, anche se qui entriamo nella sfera soggettiva, l’estetica di tutto il sistema è di sicuro impatto e dalle linee moderne che siamo sicuri a moltissimi saranno piaciute.

Quali sono al momento i limiti principali di questa innovazione tecnologica? Come spesso succede, il limite è rappresentato dal resto della tecnologia attuale. L’albero di trasmissione di DrivEn necessita di uno spazio che oggigiorno è occupato dall’estremità inferiore del triangolo posteriore del telaio. Dei forcellini particolarmente inclinati verso l’alto, ad esempio quelli dalla mtb Stache della Trek, sarebbe lo standard ideale per poter essere montato.

Secondo i più tradizionalisti, la catena garantisce ancora il massimo della resa per quanto concerne il trasferimento della forza e del movimento dal ciclista alla ruota posteriore. Hanno inoltre sollevato dubbi sulla capacità del sistema di sopportare le forze che si sprigionano nelle pedalate dei ciclisti più potenti (quelli che superano i 1500W) e che pur non avendo catena, resta pur sempre un sistema “esterno” e, dunque, esposto a intemperie e sporcizia.

Di sicuro, quello che possiamo dire con certezza oggi è che se DrivEn sarà la tecnologia del futuro, allora il dibattito si farà più approfondito e concreto. Nel frattempo occorre attendere l’evoluzione del mercato e, per poter ambire a diventare uno standard, sicuramente i produttori di telai dovranno intervenire sui loro disegni e pensare ad un alloggiamento ad hoc per l’albero di trasmissione.

By | 2019-03-13T17:40:06+00:00 febbraio 21st, 2019|Senza categoria|0 Comments